Non avrei mai pensato che Firenze si ricordasse di noi! tantomeno che avessimo un nome così cinematografico "Angeli del Fango"...


Testimonianza di Stefano Stefanini (I) -2-

Non avrei mai pensato che Firenze si ricordasse di noi! tanto meno che avessimo un nome così cinematografico ("Angeli del Fango"...). Fino ad oggi l'alluvione del'66 era per me una memoria solo personale. Di un momento in cui un gruppo di studenti provenienti da tutta l'Italia, avevano superato la pigrizia delle abitudini quotidiane per andare dove potevano essere utili, senza un motivo particolare; cosa abbastanza rara nella vita universitaria di quegli anni, neanche per far politica. Di politica se ne parlava certo, e fino a notte inoltrata nei vagoni ferroviari che ci ospitavano ma una volta tanto era secondaria. Non eravamo venuti a Firenze per quello. Eravamo li per aiutare la città a riprendersi dalla botta e lo facevamo tirando fuori i libri dal fango (maleodorante! non me lo sono mai scordato...) o pulendo le case allagate.

Eravamo lì, diciamocelo francamente, anche perché era un avventura e a quell'età (io avevo 19 anni) chi chiedeva di meglio?
L'altro ricordo è di Firenze: una Firenze senza luce, senza vetrine e senza moda. Eravamo tutti vestiti uguali, noi e i fiorentini giacconi, jeans e stivali. In pieno centro storico, che è sempre stato la quintessenza dello stile e dell'eleganza italiana. Eppure é la Firenze più bella che abbia mai visto, e ci sono tornato spesso. Era stata messa a nudo dall'Arno ma la vera bellezza non ha bisogno di trucco. Anzi..... Messa a nudo ma non in ginocchio. Ci vuol altro che qualche metro d'acqua per piegare il David! Tutta la città era un fermento di attività, come fosse percorsa da un unico desiderio di non darla vinta alla cattiva sorte. Stando lì, a parte il solito mugugnare toscano (sono mezzo toscano anch'io quindi lo posso dire...). non si perdeva tempo con le polemiche; ci si rimboccava le maniche e si lavorava. Dai fiorentinl ho imparato una lezione di spirito cittadino, di reazione alle avversità e di ingegnosità che mi è rimasta (spero).

In via Tornabuoni e dintorni i bar non avevano chiuso. Le macchine del caffè non funzionavano ma tutti gli esercizi supplivano col camping gas dalle bombolette azzurre. Si mangiava dovunque abbastanza male, lo stesso (panini di salame fra due spesse fette di pane toscano, un pò stantio) e (almeno noi volontari) gratis. In più di una settimana non ho MAI dovuto pagare.

Ci sentivamo veramente i benvenuti in città (mai cosi altrettanto da turista...). Non credo che in termini materiali il nostro aiuto abbia fatto molta differenza. Con mia sorpresa! e con molto piacere, Firenze se ne ricorda a trent'anni di distanza. Evidentemente la nostra presenza significò qualcosa; forse perché dimostrava tangibilmente, fisicamenta, la solidarietà che provavano in qual momento l'ltalia e il resto del mondo? O semplicemente in base al principio che gli amici si vedono nel momento del bisogno?

Non ho il minimo dubbio che Firenze ce l'avrebbe fatta lo stesso ma è stato bello per noi potere partecipare allo sforzo collettivo della città. Fu un momento magico: sono situazioni legate all'emergenza, ma quando la vita torna alla normalità anche questi slanci finiscono. Rimane la speranza che se ce ne fosse la necessità (altrove) si ripeterebbero (da parte delle nuove generazioni; un ritorno di cinquantenni ed oltre a servizi attivi di volontariato civile sarebbe un pò patetico e forse pericoloso per i volontari).

Personalmente sono convinto che i nostri figli o nipoti non si lascerebbero sfuggire l'occasione. Altrimenti farebbero un torto soprattutto a sè stessi per quanto mi riguarda, ho conservato un ricordo bellissimo di quei giorni per cui RINGRAZIO IO Firenze e gli altri volontari di un esperienza che mi ha accompagnato per il resto della vita e in giro per il mondo.

Stefano Stefanini, Ambasciata d'ltalia, Washington



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