Le "parteras empiricas"
del Nicaragua e la sacra placenta

di Irene Spreafico


Alle “parteras” nella cultura nicaraguense, e in generale latino-americana, vienericonosciuto un ruolo quasi sacerdotale di custodi del patrimonio di rituali cheda sempre si lega all’evento dell’origine della vita. Ecco il tipo di assistenzache tradizionalmente prestano alla placenta e al secondamento


La placenta per noi tutte ostetriche è quell’organo di connessione materno-fetale, formato dalla compenetrazione reciproca del corion frondoso e della decidua basale. E’ un organo che noi consideriamo essenziale e vitale ai fini della nutrizione e della respirazione del feto in utero, nonché nella regolazione del suo sviluppo e del suo metabolismo.

La placenta è un organo originale e straordinario che, come un bambino o un cucciolo, si forma solo con la gravidanza di una donna o di un mammifero, nasce con il parto durante il secondamento e in alcune civiltà latino-americane e africane rinasce, con alcuni rituali, dopo il secondamento. Ed è un po’ di questo che volevo parlarvi raccontandovi in breve qual è stata la mia esperienza di tre anni in Nicaragua sul tema della placenta nell’assistenza al parto domiciliare e nella formazione delle “parteras empiricas”.

Ma chi sono le parteras empiricas? Sono donne e madri per lo più anziane, levatrici tradizionali, analfabete, leader di comunità fornite di una solida esperienza che non stento a definire professionale, ancorché acquisita non su testi, ma empiricamente. Spesso le parteras hanno imparato ad assistere i parti su se stesse, e molte donne con cui ho lavorato avevano “autoassistito” da 10 a 15 parti, imparando sulla propria pelle e a proprio rischio.
La motivazione di base che le rendeva parteras era non il guadagno ma la solidarietà umana; proprio ciò che t spesso manca nelle nostre impersonali sale parto!

Alla partera nella cultura nicaraguense e in generale latino-americana, viene riconosciuto un ruolo quasi sacro di cusfode del patrimonio di rituali e tradizioni che si lega da sempre all’evento dell’origine della vita.
La placenta nella cultura latino americana è considerata un organo sacro; perciò dopo il parto e il secondamento non viene buttata ma viene conservata per rituali tradizionali della comunità o della tribù.

I rituali della placenta in Nicaragua essenzialmente sono di due tipi:
si seppellsce tra le radici di un grande albero perché, si dice, darà frutto e perché porterà buone cose per la terra e per tutta la famiglia: questo rituale viene eseguito di notte dal padre del neonato insieme alla partera che esporrà il bambino a mani alzate alla luna, in segno di ringraziamento.

Oppure viene bruciata e la terra adiacente il rito del fuoco viene seminata e gettata per tutto il campo e il terreno intorno alla casa. Anche questo è un rito notturno, e lo compie il padre del neonato, marito o compagno della donna.

Rito e razionalità si combinano sempre nel secondamento. Nessuna partera si sognerebbe mai di compiere indebite trazioni sul funicolo. Si è detto che la partera non è solita controllare se i cotiledoni sono completi, ma può “leggere” nella placenta quante gravidanze avrà ancora la donna.

Personalmente mi rifiuto di credere che ci riesca, anche se non lo metterei mai in dubbio davanti a lei, ma so che comunque questa osservazione rituale è ciò che ha consentito, dopo un addestramento sommario, di diagnosticare e trasferire opportunamente molti casi di ritenzione di resti placentari.
Quando la placenta dopo 20 minuti non è ancora uscita, la partera attua alcuni metodi empirici o prepara dei decotti che possono appunto favorire il secondamento.

I metodi empirici e i decotti utilizzati sono molti;vediamone alcuni:

- stimola il fondo della gola della madre con una piuma di gallina fino a che le provoca lo stimolo del vomito, o le dà olio di cucina che ha lo stesso effetto: nello sforzo di vomitare la donna espelle la placenta (anche perché nell’aprire la gola, anche il perineo si rilassa e si apre n.d.r. )
- esegue “la Sabada”, un massaggio di tutto il corpo con olio di cocco e camomilla
- usa anche sistemi misteriosi, come quello di porre sulla testa della madre la berretta del marito alla rovescia, o mettere del sale nelle mani della donna
- fa decotti con piante medicinali: un decotto efficace è il tè di foglie di limone
- fa soffiare alla donna in una bottiglia con il sale nelle mani.

Alcune di queste azioni il cui significato è per noi incomprensibile, hanno sicuramente, per lo meno la capacità di esorcizzare l’angoscia, quando non hanno anche una nascosta componente “scientifica”: come l’atto di soffiare in una bottiglia per favorire il secondamento, sforzo anaerobico che produce fenomeni vasomotori favorevoli sul letto placentare. Per non parlare dell’utilizzo delle piante medicinali...Le parteras sono custodi di un patrimonio di medicina tradizionale che andrebbe salvaguardato tenendo a mente come molti dei farmaci più potenti dell’era moderna (digitale, clorochina, ergonovina) sono derivati dall’osservazione dell’uso empirico degi empirici.

Nei Paesi in via di sviluppo la placenta è spesso causa di problemi seri e di complicazioni nel periodo del secondamento.
In Nicaragua, per esempio, la prima causa di mortalità materna è l’emorragia post partum per
-ritenzione di placenta
-atonia uterina post partum
-placenta accreta
-ritenzione di cotiledoni.

Dal punto di vista eziopatogenetico risultano piuttosto determinanti i fattori socioeconomici e cuturali, come la scarsa accessibilità dei servizi di salute, la povertà, l’anemia e malnutrizione delle donne, il maschilismo imperante, le gravidanze ravvicinate.
In caso di emorragia post partum i provvedimenti terapeutici che segue la partera sono i seguenti:
- chiamare immediatamente un soccorso per trasportare la donna in ospedale o in un primo centro di salute
- far attaccare il neonato al seno della madre
- il massaggio dell’utero
- far bere alla donna molti liyuidi con il cucchiaino sollevandole leggermente le gambe.

Tra questi liquidi incontriamo il tè di Llanten, il tè di Cola de Caballo, la Stoppa di Cocco e il decotto di jinhocuavo. Alcune di queste piante medicinali vengono utilizzate anche per prevenire l’emorragia post partum, favorendo la formazione del globo di sicurezza, come la Cola de Caballo.
Ogni partera che assiste un parto a domicilio in area rurale, si porta con sé nella borsa ostetrica anche una serie di pianue medicinali già preparate ed essicate in forma di fiori, foglie o radici.

Durante il travaglio di parto queste piante medicinali vengono preparate accuratamente dalla partera per essere pronte al momento giusto.
Per le parteras e per le donne del “campo” i rimedi naturali e la medicina tradizionale non sono una “moda” o una medicina alternativa, ma rappresentano l’unica via di intervento terapeutico immediato in caso di emergenza prima e durante il trasferimento in ospedale, che a volte può durare anche 3 o 4 ore in strade terribili, soprattutto se il parto è avvenuto in una comunità nella foresta o nelle montagne dell’interno.

Un altro rituale legato alla placenta è il trattamento anticoncezionale...Mi spiego meglio: alcune parteras cercano di fare trattamenti anticoncezionali approfittando del momento del parto; chiedono alla madre se desidera ancora avere figli o no, e se la madre accetta il trattamento, la partera fa 3 nodi sul cordone ombelicale che rimane pendente dalla placenta. Come sempre la placenta viene sotterrata in una buca che si apre nel cortile della casa, o fra le radici di un grande albero, ma nel caso che sia stata fatta la manipolazione contraccettiva, la partera chiede che i nodi siano depositati nella parte più profonda della buca con la placenta sopra.

Terminato ilprocedimento la partera, molto orgogliosa, dice alla madre “ormai sei legata”. Questa, piùo meno è l’attenzione tradizionale al secondamento che la “partera empirica” fornisce alla donna che chiede il suo aiuto...
Questi rituali tradizionali possono cambiare secondo il Paese e la regione. Le erbe che si trovano, lo sviluppo della zona, l’età e l’esperienza della partera. Però,
essenzialmente, queste sono le tradizioni e l’assistenza che si dà alla placenta in Nicaragua e in molti altri Paesi dell’America Latina.

Vorrei ancora per molti anni continuare questo mio lavoro con le parteras per ridurre i tassi di mortalità materno-infantile, migliorando le condizioni di salute di molte donne e bambini e per conoscere più a fondo la cultura della nascita in America Latina. Sopattutto perché la politica di intervento del Ministero di Salute Nicaraguense, si ispira al recupero dei valori culturali e della sapienza tradizionale, di cui le parteras sono custodi e sacerdotesse.
Sarà possibile? speriamo di sì...!
Le mie amiche parteras mi hanno legata profondamente a loro con quel cordone ombelicale che ora ci unisce per sempre.

Irene Spreafico è ostetrica alla clinica Mangiagalli di Milano
Ha lavorato in Nicaragua per tre anni con un progetto materno-infantile di educazionee formazione del Ministero di Salute nicaraguense con l’obiettivo di favorire ilcollegamento fra ospedale e territorio per l’assistenza alla nascita e di rendereomogeneo il sapere degli operatori dei centri di salute con quello delle levatricipopolari dei dvillaggi. La sua esperienza si è allargata ad aspetti vari dellaformazione della donna in contesti fortemente patriarcali. Ha molto da dire su questiargomenti e ci invierà ancora suoi contributi.

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