Indice:
IL FETO: UN ESSERE UMANO MULTIPERCETTIVO DA PROTEGGERE IN CASO DI NASCITA PRETERMINE
Di Jean Paul Relier (Neonatologo)
SOFFERENZA E DOLORE DELL3ESPERIENZA PRENATALE
Di Gino Soldera (Neonatologo)
IL METODO CANGURO
Di Gherardo Rapisardi (neonatologo)
IL BAMBINO CHE CREDEVA DI ESSERE ANCORA IN PANCIA
Di Giuliano Natalini (Artista)
SAPESSI COME E’ STRANO… IL PRIMO INCONTRO IN UNA NURSEY
Di Valeria Castagna (Ostetrica)
LA PRESSIONE SULLA TESTA FETALE NELLA FISIOLOGIA E NEL PARTO TRAUMATICO: IL CONTRIBUTO DELL’OSTETRICA NELLA PREVENZIONE
Tratto da Was kann di Hebamme zur Verhiderung einer traumatischen Geburt beitregen? Di Dott; A.Mohr
LA QUALITA’ DEL NUTRIMENTO DELLA MAMMA E IL BENESSERE DEL BAMBINO IN GRAVIDANZA
Di Paola Lussoglio (Ostetrica)
EDITORIALE D&D 9 - SETTEMBRE 1995
TECNOLOGIA E SENSIBILITA’
Sembrano due termini che si escludono a vicenda. La tecnologia è fredda, meccanica, sorda alle espressioni di sofferenza, il cucciolo malato o prematuro è caldo, istintivo, sofferente. Il suo grido di dolore rimane inascoltato, le sue espressioni di terrore e sofferenza rimangono inosservate in un ambiente che tiene conto esclusivamente degli aspetti meccanici della vita. Molti reparti di terapia intensiva e pediatrici sono chiusi ai genitori, quindi non possono vedere le condizioni di solitudine e di sofferenza nelle quali i loro piccolissimi si trovano. E sempre vengono citati a giustificazione i numeri delle vite salvate, dei miglioramenti ottenuti dalla medicalizzazione, dall’assistenza intensiva. Chi porta l’attenzione sugli aspetti psichici e emozionali, sembra un irresponsabile arretrato che vuole negare il progresso della scienza.
In questo numero porteremo l’attenzione sui sentimenti e sulle sensazioni dei piccoli pazienti, e racconteremo di esperienze italiane ed estere dove la tecnologia non esclude la relazione tra madre-bambino, padre-bambino, dove l’assistenza è integrata (in stretta collaborazione tra medici/operatori e madri/genitori), dove l’uso della tecnologia può essere ragionevolmente ridotto grazie alle competenze materne e le cure relazionali. Racconteremo anche come l’introduzione della terapia integrata, nonostante gli ottimi risultati in termini di sicurezza, non si svolge sempre senza lotta e opposizione, ciò ci dimostra che non sono solo gli argomenti scientifici a determinare le modalità d’assistenza, ma in gran parte subentrano fattori culturali e “rituali”.
La conoscenza dei bisogni dei neonati, delle loro modalità di percezione, orientamento e apprendimento (vedi D&D n. 2) ci permettono di aprire strade di comunicazione tra genitori e bambini ricoverati, di aiutare le mamme a ricostruire il più possibile quel mondo sensoriale attorno al loro bambino che lui conosce e che gli da sicurezza, per esempio attraverso la voce registrata o diretta della mamma, il tatto-contatto con la pelle con la madre o il padre, l’odore della mamma impressa a un fazzoletto o altro.
Un parto prematuro, un parto traumatico con effetti patologici sul bambino, un bambino che nasce con dei problemi, delle malformazioni significano sempre una lesione del legame madre-bambino. Spesso nella donna compaiono intensi sensi di colpa per quello che è successo, si può sentire fortemente inadeguata e impotente di fronte al suo bambino, vederlo poi completamente dipendente dalle macchine, dai medici, non può che acuire questo sentimento. L’ostetrica che l’ha accompagnata può aiutarla molto, rimanendo un punto di riferimento per lei, aiutandola ancora ad attivare le sue competenze verso il bambino, trovando tutti i modi possibili per stargli vicino, facendole capire, che il suo bambino ha bisogno di lei quanto delle macchine e dei medici, e che guarirà prima, se lei lo aiuta, che deve infondergli la voglia di vivere, incoraggiarlo nella sua lotta, fargli sentire che lo aspetta e lo vuole con sé.
Può aiutare i genitori a rendersi conto del loro nuovo stato giuridico, informarli sui loro diritti aventi la patria podestà, sensibilizzarli sulle responsabilità di genitori, sulla necessità di fare delle scelte rispetto alla salute del loro bambino, senza delegare tutto completamente ad altri.
Ma moltissimo può fare l’ostetrica per prevenire gli eventi così traumatici per i bambini e per i loro genitori, preservando molti di loro da questa sofferenza: attraverso un’assistenza conservativa e rispettosa della fisiologia al parto; attraverso una buona cura della donna in gravidanza, attraverso la riduzione degli stress (vedi D&D n. 5/6) in tutte le fasi del percorso maternità, offrendole un’assistenza globale e completa di tutti gli aspetti.
Teniamo presente che il nostro compito non si esaurisce nel momento che il neonato viene ricoverato in patologia neonatale o in terapia intensiva. Curando ancora la madre, continuiamo a prenderci cura della coppia madre-bambino, che rimane inscindibile, anche quando ci sono i muri di mezzo.
Data la complessità del tema, usciranno due numeri sul bambino malato, che, spero, potrete ricevere a breve distanza l’uno dall’altro. Ascoltare la sofferenza di queste piccolissime persone, comprendere che sono esperienze che influenzeranno tutta la loro vita anche di futuri adulti, significa proteggerle, e riportarle il più vicino possibile a quello che hanno perso, significa, lavorare intensamente e per un lungo periodo sul legame leso, affinché la ferita interiore possa guarire nel tempo.
Verena Schmid