N° 11 Il periodo espulsivo del parto Esaurito
! Indice: INTRODUZIONE A “EPISIOTOMY AND THE SECOND STAGE OF LABOR”: COME È NATO IL BISOGNO DI TRADURRE QUESTO LIBRO E DI FARLO CONOSCERE IN ITALIA Di Lucia Ruffato (Ostetrica) EPISIOTOMIA: SCIENZA O CULTURA? LE RAGIONI DI UNO DEGLI INTERVENTI CHIRURGICI PIÙ LARGAMENTE PRATICATI AL MONDO Da Sheila Kitzinger, introduction to Episiotomy and the second stage of labor
EPISIOTOMIA, PERINEO INTEGRO E BENESSERE FETALE: OPINIONI A CONFRONTO Da Penny Simkin, introduction to Episiotomy and the second stage of labor CONDUZIONE DIRETTIVA E CONDUZIONE FISIOLOGICA DEL PERIODO ESPULSIVO DEL PARTO: ANALISI E IPOTESI Da Penny Simkin, Active and physiologic management of second stage: a review and hypothesis IL PERIODO ESPULSIVO FISIOLOGICO: UN APPELLO PER MODIFICARE LE MODALITÀ DI ASSISTENZA Da Constance Beynon, The normal second stage of Labor: a plea for reform in its conduct, 1957 SPINTE MATERNE E BENESSERE FETALE NEL PERIODO ESPULSIVO Da Roberto Caldeiro Barcia, The influence of maternal bearing-down efforts during second stage on fetal well-being. 1978 LE POSIZIONI MATERNE PER IL PERIODO ESPULSIVO Da Katherine C. Carr, Maternal position for second stage COME INSEGNARE LA POSIZIONE ACCOVACCIATA (SCHEDA PRATICA) Di Penny Simkin LA DISTOCIA DI SPALLE Di Verena Schmid (Ostetrica) PARTORIRE CON IL PERINEO INTEGRO Da David Priver, Birth over the intact perineum: a clinical approach RISCHI E BENEFICI DELL’EPISIOTOMIA Da David Banta, Stephen Tacker, The risk and benefits of episiotomy, 1982 EPISIOTOMIA, IMMAGINE DEL CORPO E SESSUALITÀ Da Sheila Kitzinger, Episiotomy, Body image and sex
EDITORIALE del N.11 MARZO 1996 LE EVIDENZE DEL PERIODO ESPULSIVO
In questo numero vi proponiamo quasi per intero un libro edito da Sheila Kitzinger e Penny Simkin (con qualche integrazione della redazione), che rappresenta una sfida a un modo di assistere il parto che non si mette in discussione da decenni e non si studia, e che ha provocato un acceso dibattito negli ospedali anglosassoni e americani sulle loro modalità della conduzione del periodo espulsivo, e attorno alle procedure assistenziali routinarie, non indagate. La prima pubblicazione risale al 1984, diversi articoli e ricerche sono vecchie di data, ma non di contenuto, la più vecchia risale al 1957. Si potrebbe obiettare, che il libro non è di modernissimo aggiornamento, ma, salvo poche eccezioni, le conoscenze presentate nel libro non sono ancora superate da nuove acquisizioni scientifiche ne tantomeno entrate a far parte della pratica ostetrica. Quando, nei corsi di preparazione al parto, spiego alle donne il periodo espulsivo spontaneo con l’espirazione e la glottide aperta, in posizioni verticali, facendoglielo sperimentare, la loro domanda è sempre: “ ma come mai in ospedale non viene fatto così se è talmente ovvio che funziona meglio?” Questa è la domanda da porci: se da una parte abbiamo sempre bisogno del linguaggio della scienza per qualsiasi argomentazione professionale, dall’altra parte le pratiche assistenziali non ne tengono conto minimamente, ma seguono una routine dettata da altre leggi difficilmente intaccabili dalla razionalità. Perché si fa così? Le risposte sono alquanto vaghe: perché si è sempre fatto, perché abbiamo imparato così, perché tutti lo fanno, perché è più sbrigativo, più comodo ecc.. Il periodo espulsivo del parto è per l’operatore il momento più carico di ansia, il momento in cui diventa più attivo e protagonista, il momento in cui mette più fretta e diventa più direttivo, forse perché scarica la sensazione di impotenza che sperimenta durante il periodo dilatante, dove intervenire direttamente è impossibile (se non attraverso il cesareo) e il bambino è irraggiungibile, mentre durante il periodo espulsivo il bambino diventa “raggiungibile”, a portata di mano, forse perché viene investito dalla forza del parto che non tollera. Per la donna invece il periodo espulsivo è una fase di cambiamento positivo, spesso può riprendere fiato, gli intervalli fra le contrazioni aumentano, il dolore è meno intenso, lo può guidare secondo le sue sensazioni, intravede il compimento del travaglio, comincia a accogliere il suo bambino reale. Inoltre sperimenta una nuova forza che attraversa il suo corpo dopo l’esaurimento e la resa della fine del periodo dilatante, la tensione del parto si avvia verso il suo culmine, la donna è piena di adrenalina (forza suprema) e di endorfine (piacere estremo, estasi) e si prepara alla scarica totale della tensione accumulata attraverso l’espulsione del suo bambino con contrazioni involontarie, ritmiche del perineo, attraverso un’apertura totale di sé, con la gratificazione massima che segue ogni scarico di tensione, pronta a riversarla sul suo bambino che accoglie. Quest’esperienza è così potentemente emozionale e fortificante per la donna partoriente, che coinvolge inevitabilmente chi l’assiste. E qui si pone la seconda domanda: possiamo lasciare intatta quest’esperienza della donna? O ci turba? Ci mette invidia? Competizione? O altro? Perché il parto viene colpito proprio nella sua fase più potente con manovre di estrazione, di spremitura, che rendono la donna contenitore passivo del bambino? Perché alla donna viene inflitta una mutilazione genitale quale l’episiotomia, quasi sempre inutile? Questo libro della Kitzinger vi parlerà del fatto che non è stato dimostrato nessun effetto negativo nel parto spontaneo, senza episiotomia, né per la donna né per il bambino, ma anche che la fisiologia del periodo espulsivo non è mai stata sufficientemente indagata, e che comunque non facciamo nemmeno uso delle conoscenze attualmente disponibili. L’illustrazione della copertina rappresenta i due approcci contrastanti al periodo espulsivo: quello arcaico, spontaneo rappresentato da una scultura azteca della dea Tlazoltéol che sta partorendo in posizione accovacciata, sovrapposto a quello chirurgico moderno rappresentato dalle forbici da episiotomia. Da cosa sono dettate allora le modalità odierne con le quali assistiamo le donne, dalla scienza o dalla cultura? Risponde l’immagine, risponde il libro proposto e aggiungo una frase di Grantley Dick Read che risale al 1930 circa: “Non si permette alla donna moderna di fare esperienza cosciente delle sue sensazioni fisiche e della loro eco emotiva, derubandola così della ricompensa data dalla consapevolezza della forza del suo parto”. E poi aggiunge: ”Gli uomini della scienza ignorano questi fattori, perché non potranno mai viverli o dividerli con le donne”. Quindi, se dopo la lettura di questo numero avrete concluso che è arrivata l’ora di cambiare, tocca a noi ostetriche a promuovere un’assistenza diversa che concede questo spazio e restituisce il parto alla donna, con tutta sicurezza e tranquillità. Ringraziamo Sheila Kitzinger per la gentile autorizzazione alla pubblicazione e Lucia Ruffato per il paziente lavoro di traduzione.
Verena Schmid
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