N° 13
La placenta
Esaurito

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Indice:

FISIOLOGIA DELLA PLACENTA E DELL’AMNIOS
Di Valeria Castagna (Ostetrica)

LA PLACENTA TRA STORIA, SIMBOLI E TECNOLOGIA
Di Rossella Minocchi (Ostetrica)

LA PLACENTA NELLA PREPARAZIONE AL PARTO
Di Rossella Minocchi (Ostetrica)

E LA PLACENTA?…
NEL BOSCO INCANTATO
Alle radici filogenetiche dell’uomo
Di Laura Goria (Ostetrica)

CORDONE, PLACENTA E LIQUIDO AMNIOTICO: I PRIMI GIOCATTOLI DEL NASCITURO, FONTI DI CONOSCENZA E DI ESPERIENZA SENSORIALE
Di Gino Soldera (Psicologo prentale)

LA NOSTRA CASA ACQUATICA
Di Verena Schmid (Ostetrica)

LE CELLULE STAMINALI DA SANGUE PLACENTARE: UNA VALIDA ALTERNATIVA AL TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO
Di Fabio Rossi e Mara Fasani (Medici)

TRATTAMENTO DEL SANGUE DI RISERVA NEL PARTO
Di Paola Frisoli (Ostetrica)

UN TAGLIO NETTO… COL PRESENTE
Di Paola Lussoglio (Ostetrica)

PER UN APPROCCIO SCIENTIFICO AL SECONDAMENTO
Di Sandra Forni (Ostetrica)

LE “PARTERAS EMPIRICAS” DEL NICARAGUA E LA SACRA PLACENTA
Di Irene Spreafico (Ostetrica)

Editoriale  del N.13
GIUGNO 1996

Mi ricorderò sempre di un film proiettato al congresso “Le culture del parto” di Milano nel 1985, che mi rese consapevole della tematica della placenta. Si vedeva un parto in una capanna di contadini del Messico e al momento della nascita del bambino tutta la sala applaudiva per il sollievo della fine della tensione, ma sul video nessuno dei partecipanti alla nascita mutò espressione, la tensione si mantenne alta fino all’avvenuta espulsione della placenta. Brigitte Jordan che presentò il filmato ci fece notare la diversità di reazione, spiegando che in Messico la sola nascita del bambino non era garanzia di vita nuova, ma solo dopo l’espulsione della placenta, con la madre viva e in buono stato, in grado di nutrire e accogliere il bambino, la nuova vita poteva iniziare. All’epoca, io e altre colleghe assistevamo da pochi anni i parti a domicilio ed era esperienza comune il dover trasferire spesso la donna in ospedale per mancato secondamento. Quando ci siamo rese conto che l’attenzione e la preoccupazione era spostata eccessivamente sul bambino, senza la dovuta considerazione del suo ecosistema, del suo ambiente, delle sue radici dentro a sua madre, il problema non si è più presentato.
Da allora abbiamo riscoperto questo meraviglioso organo insieme alle donne in attesa. Quanto ne sono complesse le funzioni e le competenze, tanto sono ricche le fantasie e le meraviglie delle donne, una volta attivate; e tanto sono varie le tradizioni, i miti e i simboli che gli ruotano attorno.
La placenta è responsabile della crescita fetale, provvede a tutte le funzioni fisiologiche che il feto non è ancora in grado di svolgere, provvede a creare l’ambiente acquatico del bambino, lo protegge da fattori nocivi con meccanismi complessi e meravigliosi, porta informazioni e nutrimento di varia natura, da quella metabolica (sostanze nutritive), a quella chimica (ormoni, neurotrasmettitori) a quella meccanica (ritmo del battito cardiaco), a quella gassosa (ossigeno); rappresenta costituzionalmente e funzionalmente la comunicazione tra madre e bambino, il loro essere uno e due nello stesso momento: un organo unico composto da due organismi. La placenta è il bambino, un pezzo del suo corpo fatto anche di sua madre, è la radice di noi tutti che perdiamo alla nascita. Laing, citato più volte in questo numero, ipotizza una possibile nostalgia permanente di questa nostra parte perduta.

E’ però anche un organo sicuramente non pienamente conosciuto e compreso, sicuramente non ancora utilizzato dopo il parto per tutte le risorse terapeutiche che potrebbe offrire (anche se in questo numero presenteremo un recente uso del sangue placentare per fini terapeutici), è trascurato dalla scienza, trascurato dalla cultura, una risorsa enorme, facilmente disponibile (ogni essere umano ne possiede almeno mezza) buttata nella spazzatura!
Non merita più attenzione? O forse la nostra attenzione è più catturata dal “prodotto” della placenta, dal prodotto sociale “bambino”, sottraendo la dovuta attenzione alla matrice, alla madre, alla donna che gli permette di vivere? Forse il grado di attenzione dato alla placenta mette in luce i valori sociali dati a donna e bambino?
Ricominciamo a pensarla.
Pensarla, da parte della donna incinta, significa portarle attenzione, “energia”, significa stimolarne il funzionamento, può essere un canale diretto per la comunicazione interiore con il bambino in utero e fonte di salute.
Pensarla, da parte dell’operatore, significa assumere nuovi criteri di osservazione e valutazione, migliorando così la vigilanza sulla salute e il benessere materno-fetale, dando un’equo spazio a ognuna delle componenti dell’unità materno-fetale.

Verena Schmid

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