EDITORIALE del N.54 - Settembre 2006
Il disempowerment delle ostetriche
Di Verena Schmid
Alle ostetriche non piace l'epidurale. Almeno non nel loro lavoro.
Non perché vogliono fare soffrire le donne, questo sarebbe contrario al principio centrale della professione dell'ostetrica, la com-passione, no, ma perché le vedono.
Vedono le donne, i bambini. I loro visi grigi e contratti.
Vedono quello che manca.
Vedono le madri in divenire assenti al processo della nascita.
Vedono l'assenza dell'euforia, del periodo sensitivo.
Vedono arrivare le donne con le prime doglie, sofferenti, chiuse in un rifiuto, incapaci di cooperare minimamente con i dolori. Le vedono soffrire più di quelle altre, che cercano di venirne a capo.
Vedono donne che si stanno aprendo benissimo al parto, ma non se ne accorgono, lontane dal corpo, legate a un'idea, una promessa: il parto indolore.
Vedono l'assenza della madre durante il parto, la loro impossibilità di entrare nella dimensione della nascita.
Vedono i bambini "mosci", senza quello sguardo che cattura, senza quelle azioni, movimenti che li portano verso la madre e ne attirano l'attenzione.
Vedono la depressione dopo, le difficoltà nell'avviare gli allattamenti, le relazioni.
Vedono anche donne che combattono a lungo con le doglie e non riescono ad aprirsi, donne che ritoccano nel travaglio vecchie esperienze di violenze subite che fanno troppo male. In questi casi la com-passione professionale le porta ad aiutarle anche con l'epidurale.
Molte ostetriche sono in difficoltà di fronte a una donna che fa questa scelta a priori, senza indicazioni specifiche. In fondo al loro cuore la giudicano. Le fa vivere una profonda frustrazione, si sentono esautorate dalla loro professione.
Viene a cadere l'alleanza da donna a donna.
Nei corsi di preparazione al parto, il tema dell'epidurale crea resistenze, difficoltà. L'informazione globale, la visione globale è conflittuale.
Dall'altro lato, quando le ostetriche arrivano in sala parto, ritrovandosi con il solito sovraccarico di lavoro, e trovano le donne già "sistemate", tranquille, poco richiedenti, tirano spesso un sospiro di sollievo, lasciandole là, sole. Preferiscono occuparsi delle donne con le doglie, quelle che almeno ci provano. Quelle che permettono loro di essere ostetriche.
Questi atteggiamenti riflettono due condizioni apparentemente diverse, ma strettamente interconnesse: l'esproprio dell'ostetrica del suo lavoro, sia nel modello tecnologico che nel modello fisiologico. Da un lato, il parto con l'epidurale diventa un puro atto medico e la donna non necessità delle competenze specifiche dell'ostetrica, di sostegno e facilitazione. Almeno così appare.
Dall'altro lato, la modalità dell'organizzazione del lavoro, che porta l'ostetrica quotidianamente a contatto con più travagli, espressioni di dolore, con la necessità di azioni di sostegno e coinvolgimento emozionale forte, non le lascia il tempo di stare vicina a una donna per tutto il travaglio, di occuparsi veramente di lei. Non le permette di esercitare veramente il suo lavoro neanche nelle condizioni "normali", quando l'epidurale non c'è. Allora, epidurale o no, l'ostetrica è in crisi nella performance della sua professione.
Nuovi quadri organizzativi che permettono la continuità dell'assistenza e il rapporto uno a uno in travaglio potrebbero affiancare ad ogni donna un'ostetrica che la accompagna nel suo divenire madre e nell'accogliere il suo bambino, parto fisiologico, epidurale o cesareo che sia.
Questo numero di D&D vuole offrire strumenti di conoscenza e spunti di riflessione che aiutano a inquadrare il tema dell'epidurale in un'area ampia comprendendo sia i vissuti di donna e bambino, sia l'aspetto culturale - politico che ci porta in quella direzione.
L'epidurale e con essa le condizioni odierne del parto sono sicuramente punti centrali e vulnerabili nella professione dell'ostetrica oggi. Se amiamo la nostra professione essi ci costringono a riflettere e a muovere dei passi in una direzione diametralmente opposta.
E allora: evviva l'epidurale!
Indice:
RUBRICHE
EDITORIALE
Di Verena Schmid
ATTUALITA’
Di Paola Lussoglio
DIALOGHI CON I LETTORI
A cura della redazione
AGENDA
A cura di Amina Contin
IL TEMPO DELLA SOBADA
Di Patrizia Quattrocchi
RECENSIONE
Di Lucia Calabrese
LE EMOZIONI DELLE OSTETRICHE
Di Paolo Chini
IL PARTO NELL’ARTE
Di Walter Pazzia
INVITO ALLA LETTURA
Di Amina Contin
SERVIZI
LA STORIA E’ ACQUA CHE SCORRE
Di Murray W. Enkin
I RISCHI DELL’EPIDURALE
Di Sarah J. Buckley
E IL BAMBINO?
Di Alessandro Volta
L’IMPRINTING RELAZIONALE E L’EPIDURALE
Di Gino Soldera
LA COMUNICAZIONE ORMONALE TRA MADRE E BAMBINO
Di Gabriella Fois
ADATTAMENTO E ALLATTAMENTO
Di Gherardo Rapisardi
I CODICI AFFETTIVI E L’EPIDURALE
Di Giuliana Mieli
ACCOMPAGNARE UNA SCELTA
Di Marta Campitoti
TROPPO SPESSO
Di Lucia Pellissier
EVVIVA L’EPIDURALE!
Di Verena Schmid
OGGI PARLIAMO DI…
Di Paola Frisoli
DOLORE E RISORSE
Di Manuela D’Ambrosio
E SU INTERNET CHE SI DICE?
Di Stephanie Bianco
VOLEVO ESSERCI ED AVEVO PAURA
Di Claudia Sarzi