| La trasformazione della scena della nascita dal parto tecnologico attraverso il parto umanizzato fino al parto libero, sessuato e sessuale passa attraverso il processo di emancipazione intimo, profondo della donna, nel quale la polarità femminile viene rivalutata, riconosciuta e condivisa. LA RISCOPERTA Ricominciò con il movimento femminista negli anni settanta. Fino alla metà, in alcune Regioni anche fino alla fine degli anni sessanta, il parto in casa era ancora la regola, in realtà non c'era scelta, la gravidanza raramente veniva seguita e non si distingueva tra parti fisiologici e distocici. Spesso al parto assisteva il medico di famiglia, la posizione supina era la regola, sul letto o sul tavolo di cucina, anche il forcipe era presente e molte donne hanno sofferto tanto. Perciò il parto in ospedale è apparso come una conquista e la nuova tecnologia del parto come salvezza. Negli anni settanta non esistevano più parti a domicilio programmati e la nascita era completamente meccanizzata. In moltissimi ospedali le donne in fase espulsiva venivano messe in anestesia totale. I reparti di maternità e l'organizzazione del lavoro assomigliarono a una fabbrica. Contemporaneamente nell'ambito sociale la maternità perse di valore, venne vissuta come retrograda e le donne furono più interessate alla loro partecipazione al mondo del lavoro e a difendere la propria indipendenza economica. I primi temi del movimento delle donne furono la contraccezione, il diritto all'aborto legale e al divorzio. Da lì siamo partite anche noi, giovani donne della fine degli anni settanta. Ci furono molte discussioni riguardo al corpo, alla percezione di sé, alle emozioni alla sessualità. Alcune di noi erano anche madri e portavano il tema della maternità ancora con molta timidezza. Quando arrivarono le prime immagini dei nuovi parti americani in casa, di donne che avevano rifiutato ogni forma di assistenza istituzionale basandosi solo su loro stesse, potevamo intuire che era in gioco qualcosa di molto importante della nostra individualità di genere. In contrasto per ciò che stavamo cercando, la formazione professionale di ostetrica, ad alcune di noi ha messo davanti agli occhi tutta la brutale violenza agita contro le donne durante il parto. Questo rese chiara la decisione: fuori dall'ospedale! Volevamo offrire alle donne e alla nascita almeno una possibilità. Volevamo provare a vedere cosa sarebbe successo se la donna rimaneva nel suo ambiente e, sotto protezione e contenimento, faceva affidamento solo sulle sue risorse. Stranamente abbiamo incontrato subito un gruppetto di donne che volevano ciò (nel 1979). Negli anni settanta abbiamo conosciuto attraverso Frederik Leboyer anche le sofferenze e i diritti del neonato, attraverso Michel Odent, Ina May Gaskin e Sheila Kitzinger una nuova visione della nascita come evento sessuale e sacro (non più come punizione per la sessualità). Un medico italiano, Lorenzo Braibanti ha rielaborato le tematiche di Leboyer e Odent dal punto di vista scientifico e ci ha donato il sapere clinico per accompagnare le donne in sicurezza. Alcuni viaggi all'estero, in Olanda, Francia, Inghilterra ci hanno arricchito con le loro tradizioni e innovazioni. Ma sono state sopratutto le donne che avevano trovato il coraggio di fidarsi di sé stesse ad essere le nostre maestre più importanti. LA SITUAZIONE DELLA DONNA ITALIANA E L'OFFERTA DEI SERVIZI PER LA NASCITA Le modalità con le quali viene organizzata la nascita in una società rappresentano uno specchio dei suoi valori, e, in particolare modo dei valori attribuiti alla donna in tale società. In italia la nascita è ancora quasi totalmente in mani maschili. Con ciò intendo mani guidati da principi e valori maschili, sia di donne che di uomini. Il pensiero maschile della nascita include i seguenti concetti: "la nascita è un processo meccanico che necessita spesso di correzioni, la natura è un nemico potenziale che può sorprendere e tradire in modo imprevedibile in un momento qualsiasi, quindi il parto naturale è rischioso, le macchine sono più sicure e affidabili dei corpi delle donne, il femminile è debole e inadeguato. Il parto è un evento pericoloso e imprevedibile. Importante è il risultato: un bambino sano con una madre sana, nel tempo più breve possibile. Il processo che vi conduce non ha importanza ne valore. L'intensa esperienza della nascita viene appiattita, emozioni profonde e la loro esternazione non sono desiderate. La donna è tendenzialmente debole e dev'essere controllata e guidata. Non è in grado di contenere dentro di sé un bambino e lasciarlo crescere, né di sopportare il dolore e la forza del parto, è troppo stanca per allattare i suoi bambini. Altri devono decidere per lei, nel suo interesse e in quello del suo bambino. L'ostetricia tecnologica lo promette e lo chiama sicurezza." Il processo emancipativo della donna italiana sul piano sociale è stato molto rapido. Ciò ha costretto le donne a concentrarsi sul loro aspetto sociale e ad attivarlo fortemente, trascurando e allontanandosi dalla loro polarità femminile, materna. Questa lontananza genera paura e il desiderio di affidarsi agli "esperti" nel momento di attivazione biologica di tale polarità attraverso la gravidanza e il processo della maternità. La polarità femminile inoltre con i suoi valori è considerata retrograda e genera la paura di ricadere in antichi ruoli femminili non più desiderati dalle donna moderne. Socialmente il femminile è ancora svalutato,non c'è da meravigliarsi quindi che il parto continua ad essere interpretato secondo valori maschili. L'emancipazione della donna non può portare però attraverso il rifiuto e la negazione della nostra storia, bensì attraverso la consapevolezza che tutte le donne degli ultimi secoli e millenni ci abitano ancora, che ci dobbiamo confrontare con esse e dobbiamo imparare a riconoscere, quando quale donne in noi si esprime, per poi poter scegliere quale delle donne in noi è il nostro punto di riferimento. Generalmente la donna italiana è molto emancipata socialmente, mentre nell'ambito personale, intimo si sottomette ancora molto all'uomo. Più ci si sposta verso il sud, maggiormente ciò si manifesta. Il potere dei medici sulle donne va di pari passo con questo fenomeno; nel nord, dove l'emancipazione personale procede, il potere medico comincia a vacillare, nel sud è ancora molto forte, il medico esercita un controllo assoluto sulla donna partoriente. La trasformazione della scena della nascita dal parto tecnologico attraverso il parto umanizzato fino al parto libero, sessuato e sessuale passa attraverso il processo di emancipazione intimo, profondo, nel quale la polarità femminile viene rivalutata, riconosciuta e condivisa. La scena della nascita può così essere arricchita da valori e criteri femminili e può passare gradualmente dalle mani maschili alle mani femminili. LA SITUAZIONE DELL'OSTETRICA, LA SUA FORMAZIONE DI BASE L'ostetrica viene formata come figura ausiliaria del medico in sala parto. La sua formazione è condotta da medici e orientata fortemente sulla patologia ostetrica. Il tirocinio pratico si svolge esclusivamente in ospedale. Non impara come si segue una gravidanza fisiologica e come si attua la selezione, non come si conducono i corsi di preparazione al parto, non come si osserva e cura un neonato, niente sull'allattamento e sul sostegno alla madre, niente sulla cura di madre e bambino nei primi mesi, niente sulle consulenze, sulla contraccezione, su adolescenti, educazione alla salute e sessuale ecc., niente sui molteplici compiti dell'ostetrica nella promozione della salute e nel suo ruolo sociale. Non apprendono la loro professione durante la formazione di base. La loro formazione di base è solo medica - tecnologica. L'organizzazione statale della sanità è l'unico ambito per l'ostetrica per trovare un impiego stipendiato, nei servizi pubblici e convenzionati. Più del 98% delle ostetriche sono dipendenti pubblici. Alcune ostetriche operano come libere professioniste, ma i loro servizi devono essere pagati dalle donne stesse. L'ostetrica è anche una donna. Una donna che si trova in un punto qualsiasi del suo processo emancipativo. Spesso è una donna che è inconsciamente sottomessa, o fortemente in conflitto con l'uomo e il maschile. Allora può succedere che lascia l'istituzione pubblica per unirsi ad altre donne e sviluppare il parto a domicilio come ambito esclusivamente femminile. Questo, per molte era l'inizio. Altre ostetriche permangono nell'istituzione frustrate e rassegnate, diventando indifferenti nei confronti delle partorienti. L'organizzazione industriale della nascita con la sua segmentazione, le molte nascite quotidianamente, le procedure routinarie, rende molto difficile una relazione personale con le donne e un accompagnamento empatico della loro esperienza della nascita. Tutta questa situazione sta cambiando in quest'ultimo periodo. Grazie alla crisi economica della sanità e alla politica di chiusura dei piccoli ospedali si sta creando un maggiore spazio per la demedicalizzazione di gravidanza e parto e per il parto extraospedaliero a domicilio o nelle case maternità. Nuove leggi regionali innovative (attualmente in Emilia Romagna, Marche e Toscana), alla stesura delle quali abbiamo dato un importante contributo, prevedono nuovi servizi e forme di assistenza, dando all'ostetrica un ruolo più centrale nell'assistenza di base. Ciò rappresenta una grossa opportunità e sfida per le ostetriche e per le donne. I BISOGNI DELLE DONNE, DEI LORO UOMINI, DEI BAMBINI DELLA FAMIGLIA Il processo emancipativo nella singola donna e il suo grado di consapevolezza possono variare enormemente, quello che è comune per tutte, sono i loro bisogni essenziali, quali: - Accompagnamento e assistenza continuativa attraverso tutto il percorso del diventare madre e padre - Intimità - Sicurezza per sé e per il bambino - Libertà nel comportamento e nella scelta - Informazione globale Molte donne cercano la sicurezza al di fuori di sé, nella tecnologia, o negli esperti, altre la cercano dentro di sé, nelle proprie competenze e risorse. Nelle donne e famiglie che scelgono un parto a domicilio, il bisogno di intimità e libertà è particolarmente intenso, spesso anche il bisogno di condividere e vivere la nascita del loro bambino con il proprio partner. Una nascita a domicilio spesso è un'evento sessuale, dove l'energia sessuale si può manifestare pienamente. Quando il parto a domicilio è anche il desiderio dell'uomo e vuole essere protagonista attivo insieme alla sua donna della nascita di suo figlio, l'ostetrica gli può lasciare ampio spazio, anche quello di ricevere il suo bambino in prima persona. Il periodo sensitivo immediatamente dopo la nascita è un momento importantissimo per la nascita della nuova famiglia. E' un momento completamente aperto nel quale la donna si innamora del suo bambino e di chi vede di fronte a sé. Se ha di fronte il suo uomo, si offre un'opportunità di approfondire e rinnovare la loro relazione d'amore e di formare la triade, o, se sono presenti altri bambini, di coinvolgerli nella nuova dinamica relazionale. Tutto il futuro sistema relazionale della famiglia può ricevere un imprinting positivo durante questo periodo speciale. Inoltre il periodo sensitivo rappresenta un risarcimento per i dolori del parto sofferti e un momento di euforia e felicità per la donna e per il bambino in cui consiste la forza e la gratificazione dell'esperienza della nascita che stimola il desiderio di ripetere l'esperienza, di avere ancora bambini. Biologicamente il periodo sensitivo è sostenuto dalle endorfine. Un forte bisogno dei genitori che vivono la nascita del loro bambino a casa è anche quello di accogliere il loro bambino nel mondo in modo corrispondente ai loro valori, senza interferenze estranee. Ciò risponde al bisogno del bambino di essere accolto, di potersi orientare con i suoi sensi, di trovare sua madre, le sue braccia che lo con-tengono, il suo seno che sostituisce la placenta perduta, il suo cuore che batte per lui, il suo sguardo che gli da il benvenuto, la sua voce familiare che gli dice: mi prenderò cura di te. E' tutto ciò di cui ha bisogno. Le sue prime impressioni gli rimangono impresse per tutta la vita a causa del suo livello adrenalinico altissimo dopo il parto, e influiscono sulla sua percezione di base della vita. IL PARTO IN CASA DAL PUNTO DI VISTA DELLA DONNA IL PROCESSO DI EMPOWERMENT La meta principale del nostro modo di proporre il parto a domicilio è dunque l'emancipazione interiore, intima della donna. Creare una nuova consapevolezza, ritrovare il contatto con il corpo e le forze e risorse corporee proprie, promuovere tutta l'esperienza della maternità come un'evento potente e "potenziante" è il nostro vero obiettivo. In questo senso i corsi in gravidanza sono molto importanti. I corsi rappresentano un territorio sociale in cui i valori femminili possono riguadagnare riconoscimento e forza, questo permette la loro crescita nelle singole donne. Il lavoro corporeo è orientato verso il fare esperienze su di sé e lo sperimentare delle proprie risorse, in gruppo si lavora per creare una relazione interiore con il proprio bambino in utero, facilitare l'adattamento alle varie fasi ritmiche della gravidanza e della relazione di coppia in cambiamento. Le informazioni vengono trasmesse a tutti i livelli: quello intellettuale, comportamentale, emozionale e corporeo. I corsi hanno inizio fin dai primi mesi della gravidanza. Quelle donne che alla fine del percorso desiderano una piena libertà per sé, per il loro partner e per il loro bambino, spesso scelgono il parto in casa. Donne che vivono l'esperienza della nascita in libertà irradiano la loro potenza, trasmettendola ad altre. IL PARTO IN CASA DAL PUNTO DI VISTA DELL'OSTETRICA Linee guida per la sicurezza Anche per le ostetriche la scelta del parto a domicilio è una scelta di libertà. Libertà nella relazione con la donna, libertà nella conduzione dell'assistenza, libertà nell'organizzazione del lavoro, libertà decisionale. Però è legata a una grossa responsabilità. Una parte di questa responsabilità è eccessiva e dipende dal fatto che l'ostetrica domiciliare lavora al di fuori delle istituzioni pubbliche e che i rapporti con i medici e le istituzioni sono carichi di conflitti. L'ostetrica si sente sempre nella necessità di dover provare e giustificare la motivazione delle sue azioni con effetti inibitori sulla sua intuizione e sull'arte ostetrica. I metri di misura e di confronto sono sempre quelli dell'ostetricia tecnologica, mentre l'ostetrica domiciliare opera secondo misure diverse che vanno nella direzione della fisiologia e delle naturali competenze delle donne. Una buona collaborazione con un medico che conosce anche i riferimenti del parto non tecnologico o con un ospedale, con funzioni di consulto, può alleggerire di tanto il peso di questo tipo di responsabilità. Un'altra responsabilità grande è quella professionale. Sebbene l'ostetrica sia una professionista autonoma, le sue competenze hanno dei confini precisi: si può muovere autonomamente solo nell'ambito della fisiologia, tutto ciò che va oltre, appartiene al medico. Proprio questo limite professionale è una garanzia di sicurezza per la donna: in primo luogo l'ostetrica si adopererà per promuovere e mantenere la salute, in secondo luogo non può effettuare degli interventi medici i quali sono tutti potenzialmente rischiosi e richiedono quindi l'ambiente ospedaliero per la loro escuzione. Una scrupolosa coscienza professionale dell'ostetrica e un suo collegamento con una rete interdisciplinare sono quindi condizioni di sicurezza importanti per il parto a domicilio. I punti principali delle linee guida per un'assistenza competente al parto a domicilio sono i seguenti: - Solo il parto fisiologico a termine (tra 38 - 42 settimane) viene assistito a domicilio - l'assistenza e la presa in carica della donna inizia in gravidanza e prosegue durante e oltre il parto fino ai primi mesi del bambino (ottimale fino a 9 mesi) - l'accompagnamento della gravidanza e del parto si svolge all'interno di una relazione terapeutica tra la donna e l'ostetrica, è orientata sui bisogni specifici e desideri della donna, la coinvolge sempre nelle decisioni. La conduzione dell'assistenza è conservativa, protettiva, le competenze naturali della donna vengono attivate. - prima del parto si stipula un patto terapeutico che stabilisce le precise responsabilità di ognuno - l'ostetrica è collegata a (o crea) una rete con altri professionisti e servizi di assistenza, ai quali si può rivolgere in caso di necessità. LE DONNE E LE LORO FAMIGLIE AL CENTRO DELL'ASSISTENZA E DELL'ESPERIENZA Un parto a domicilio sotto influenza paternalistica oggi non è più pensabile. La donna e la sua famiglia sono al centro dell'assistenza, della relazione e dell'organizzazione. Cosa significa? La midwifery inglese lo riassume nelle "4 C": Control of women (protagonismo della donna) Choice (scelta) Continuity of care (continuità dell'assistenza) women Centred care (assistenza focalizzata sulle donne) La conseguenza di questa modalità è che le donne e le ostetriche diventano dei partners che stipulano un accordo tra di loro. La donna manifesta i suoi bisogni, i suoi desideri e il suo sapere "endogeno", l'ostetrica offre il suo sapere professionale e un'informazione globale contenenti i vari pro e contro, gli eventuali rischi. Si impegna di accompagnare e assistere la donna e la sua famiglia nel rispetto delle scelte da lei espresse, nei limiti della propria competenza professionale. L'ostetrica è responsabile dell'informazione corretta e dell'assistenza professionale, la donna è responsabile delle sue scelte e anche dei suoi eventuali errori. Permettere a una persona di fare esperienza anche attraverso degli errori è un profondo processo educativo ad effetto emancipatorio ed è il vero ambito della libertà. L'ostetricia non è un campo dove esistono certezze, quindi gli errori sono inevitabili. E' molto diverso se gli errori vengono fatti da chi si pronuncia tutore o da chi è protagonista delle proprie vicende. L'ARTE OSTETRICA PER TUTTE LE DONNE Dopo 16 anni di assistenza al parto a domicilio si è creato un ampio movimento verso l'umanizzazione del parto in ospedale. Ritenevo che la ricca esperienza nell'arte ostetrica non dovesse più restare a disposizione solo delle poche donne che scelgono il parto a domicilio (meno dell'1%), ma che dovesse essere messo a disposizione di tutte le donne, anche quelle che partoriscono in ospedale. Perciò nel 1996 ho fondato una scuola di formazione continua per ostetriche, la "Scuola Elementale di Arte Ostetrica" che attualmente opera in tutta Italia. I suoi obiettivi principali sono due: - Restituire alle donne, ai loro uomini, ai bambini nascenti la centralità nell'evento e proteggere e facilitare il legame intimo tra madre e bambino; - emancipare le ostetriche sia come donne che come professioniste. L'esperienza ci insegna, che, per la soddisfazione della donna, più del luogo del parto è importante la continuità dell'assistenza attraverso gravidanza - parto- puerperio - allattamento. Perciò cerchiamo di contribuire al superamento del modello industriale segmentato del parto con la formazione permanente e l'emancipazione, per reintrodurre un'assistenza continuativa di base fornita dall'ostetrica e restituire la nascita in mani femminili. L'approccio all'insegnamento della Scuola è globale, razionale e irrazionale. I simboli archetipici che rappresentano questa globalità sono gli elementi della natura: L'elemento terra sta per un insegnamento pratico, corporeo, per la manualità L'elemento acqua sta per un insegnamento esperienziale che tocca la sfera emozionale, l'immaginario e l'intuizione. L'elemento fuoco sta per un insegnamento dinamico, attivo che rende le discenti protagoniste del processo di apprendimento L'elemento aria sta per un insegnamento scientifico basato sulle prove di efficacia e sul sapere teorico. NASCITA SENZA TECNOLOGIA, COSA SIGNIFICA OGGI? La risposta viene dalla lettura: Fiducia in sé stesse. Una donna sana può avere un bambino sano. Un processo fisiologico, spontaneo del parto non può essere migliorato con nessun mezzo tecnologico, può solo venire disturbato (Odent). Nessuna macchina è all'altezza dell'intelligenza del corpo femminile. Nascita senza tecnologia significa la ricerca della sicurezza in sé, non all'esterno di sé, significa riscoprire le forti potenzialità del proprio corpo e imparare ad usarle e attivarle. L'essere umano comunque è complesso. Non è fatto solo di natura, ma anche di cultura. Perciò noi stessi a volte poniamo dei limiti alla natura. Allora la tecnologia può essere un'importante ausilio, ma con una buona educazione prenatale è necessaria solo molto raramente. L'arte ostetrica insegna a riconoscere i limiti e la necessità di un aiuto di tipo specialistico, si preoccupa di usare l'intervento tecnologico nella direzione del ristabilirsi delle dinamiche fisiologiche. Adopera anche interventi empirici provenienti dalla tradizione delle ostetriche per superare momenti di difficoltà e ristabilire i processi fisiologici. Ma sopratutto si adopera per mantenere la salute e la fiducia nel processo riproduttivo. Relazione tenuta al convegno internazionale del 'HEBAMMENZENTRUM WIEN', Vienna 12/6/99 |